ROBOT 1 – UOMO 0: l’intelligenza artificiale supera l’uomo anche nel mondo delle arti!

ROBOT 1 – UOMO 0: l’intelligenza artificiale supera l’uomo anche nel mondo delle arti!

ROBOT 1 – UOMO 0

Intelligenza artificiale, algoritmi, reti antagoniste generative (GAN), machine learning… non sono impazzita!

Semplicemente il mondo dell’arte potrebbe appendere al chiodo tavolozza e pennelli per abbracciare, come ormai consuetudine in molti altri settori, l’intelligenza ART-ificiale.
Metterla sul piano competitivo pare brutto, ma i robot stanno realmente superando l’uomo e se il timore era che potessero “rubare” il lavoro a noi umani ora ci tocca difenderci anche sul piano della creatività.
Settore che pensavamo fosse prerogativa prettamente umana. INVECE NO!!!

Creativi di tutto il mondo, pittori, scultori, musicisti, scrittori e addirittura poeti, insomma mi rivolgo a tutti voi che create bellezza: “TREMATE”.
L’algoritmo che fa crollare le nostre certezze si chiama GAN (rete generativa avversaria) consiste in due reti neurali artificiali (wikipedia gentilmente delucida: è un modello matematico composto di “neuroni” artificiali, ispirato vagamente alla semplificazione di una rete neurale biologica).

Questa rete si ispira alla struttura neurale umana: una rete sviluppa e crea, l’altra rete analizza e “giudica” l’algoritmo fino a che entrambe non raggiungono l’obiettivo preposto.
Questo sistema viene indottrinato attraverso l’acquisizione di materiale:

GAN impara a generare immagini attraverso “un gioco” tra due giocatori: il primo (chiamato discriminatore) ha accesso a una raccolta di immagini (immagini di allenamento) e il secondo (chiamato generatore) genera immagini in modo casuale sulla base dell’allenamento. Il discriminatore cerca di eccellere nell’identificare le immagini reali da quelle generate, mentre il generatore cerca di eccellere nel generare immagini che ingannino il discriminatore facendogli credere di essere reali. Diverse varianti di GAN sono state suggerite e hanno avuto successo nel generare immagini che imitano la distribuzione dell’allenamento.

“Tuttavia, le GAN non hanno alcuna motivazione nel generare qualcosa di creativo. Poiché il generatore è addestrato a creare immagini che ingannino il discriminatore facendogli credere che provengano dalla distribuzione dell’allenamento, alla fine il generatore genererà solo immagini che sembrano arte già esistente. Non c’è forza che spinga il generatore ad esplorare lo spazio creativo” (spiega Ahmed Elgammal).

Questi sistemi di cosa sono fatti?

Intel ha presentato al pubblico Loihi un chip neuromorfico ad auto apprendimento che imita il funzionamento del cervello umano. Loihi contiene 130mila neuroni e 130 milioni di sinapsi che gli consentono un apprendimento immediato e veloce. Le reti neurali utilizzate da questo sistema sono basate su algoritmi DEEP LEARNING.

Fonte: https://wccftech.com/intel-loihi-chip-neuromorphic-learning/

Immaginate ora di caricare tutte le informazioni possibili ed immaginabili selezionando come argomento “l’arte e gli artisti del ‘900”.
Obiettivo: far assorbire ai robot tutti i segreti, le capacità e le tecniche dei Geni dell’arte del secolo scorso.
Risultato: il robot è in grado di riprodurre e addirittura creare una nuova opera con le stesse tecniche e capacità pittoriche dell’artista prescelto.

Procedo con degli esempi pratici per illustrarvi questa incredibile e temibile rivoluzione:

Iniziamo da Mario Kilngemann che si definisce così: “Sono un artista e uno scettico con una mente curiosa. I miei strumenti preferiti sono reti neurali, codici e algoritmi. I miei interessi sono molteplici e in costante evoluzione che coinvolgono intelligenza artificiale, apprendimento profondo, arte generativa ed evolutiva, glitch art, classificazione e visualizzazione dei dati o installazioni robotiche.

Se c’è un denominatore comune, è il mio desiderio di comprendere, interrogare e sovvertire il funzionamento interno dei sistemi di qualsiasi tipo.

Ho anche un profondo interesse per la percezione umana e la teoria estetica”.
K. ha costruito un generatore di volti fotorealistici strutturati sull’algoritmo pix2pixHD di NVIDIA, K. ha “alimentato” il computer con nozioni artistiche il risultato è che non c’è quasi differenza tra i dipinti dell’AI (Intelligenza Artificiale) e quelli realizzati olio su tela.

Continuiamo con un altro scienziato informatico Ahmed Elgammal, il suo algoritmo si chiama AICAN ED ed è strutturato su reti GAN, è in grado di generare nuove immagini ispirandosi a opere famosissime del passato.
A.E. ha successivamente condotto diversi esperimenti per rilevare la reazione di “NOI umani” dinanzi alle opere create dall’AI il risultato è sorprendente: non erano in grado di capire e distinguere chi avesse dipinto le opere, la macchina o l’uomo?

L’immagine dell’artista viene quindi compromessa?

Ovviamente ci viene da porci una serie di domande: “si può essere creativi senza aver vissuto una vita reale, senza aver provato emozioni vere, senza aver attraversato il dolore?“, “la creatività non è un dono che si sviluppa e nasce dalla complessità dell’animo umano?”, “i robot possono capire e trasmettere il valore della bellezza?”.

Insomma non è facile dare risposta a queste domande, sicuramente tutto questo porta a far crollare tragicamente il valore dell’unicità della creazione; se questa diventa riproducibile a tal punto da far confondere i più pignoli critici d’arte porta anche a far crollare una serie di certezze sulle quali si poggiano le colonne portanti del mercato dell’arte.

Cari umani non ci resta che puntare sulla simpatia, forse quella i Robot non riescono ad emularla!!! (speriamo)

#Staycool!

fonti:

https://www.money.it/Intelligenza-Artificiale-che-dipinge-come-pittori-famosi-non-c-e-differenza
https://tg24.sky.it/tecnologia/2017/06/16/intelligenza-artificiale-opere-arte.html
https://medium.com/@ahmed_elgammal/generating-art-by-learning-about-styles-and-deviating-from-style-norms-8037a13ae027