L’ESTETICA SI VESTE DI ETICA!

L’ESTETICA SI VESTE DI ETICA!

L’ESTETICA SI VESTE DI ETICA!

Cruelty-free, rispetto per gli animali e per l’ambiente! Il vegan detta legge e la moda cambia pelle.

Stiamo vivendo in un’epoca che è  in continua trasformazione e costante innovazione, non solo nel mondo della tecnologia si muovono passi veloci, anzi velocissimi ma anche nella sfera del manifatturiero tutto evolve.

Come è cambiato il mondo dei materiali in quest’ultimo ventennio?
Cosa ha spinto l’uomo a creare materiali che possano rivoluzionare le nostre abitudini, i nostri costumi e consumi?
Forse la necessità di salvaguardare il nostro pianeta?

Scopriamolo insieme.

Cominciamo ad esplorare il mondo dei tessuti e della moda, dove comprenderemo che si sente sempre più l’esigenza di utilizzare materiali alternativi alla pelle di origine animale, e sempre più si abbracciano i materiali di derivazione naturale e cruelty-free.
La produzione di capi che non preveda il maltrattamento di animali è una realtà che si sta diffondendo in tutto il mondo, ma leggendo l’articolo piacevolmente scoprirete con orgoglio che quasi tutti questi materiali sono stati creati dalle nostre aziende italiane.

Approfondiamo il discorso conoscendoli più da vicino:

LIGNEAH: si tratta di legno morbido come pelle e flessibile come tessuto, così riporta sul proprio sito, l’azienda italiana che ha brevettato il prodotto (MyMantra srl); tra l’altro essendo molto attenti all’ambiente, il legno che utilizzano per la produzione del loro materiale innovativo è FSC (Forest Stewardship Council). Questo certificato garantisce che il prodotto sia realizzato con materie prime derivanti da foreste correttamente gestite secondo due principali standard: gestione forestale e catena di custodia.

IL SUGHERO: noto  nella veste di  “tappo per bottiglia” ora si trasforma e diventa una graziosa borsa o una seducente scarpa. Resistente all’acqua, ragion per cui è stato lavorato per dare vita ad un ombrello.  Il sughero è noto per essere uno dei materiali più ecocompatibili esistenti sul nostro pianeta.

COLLSTONE PELLE: resistente come una roccia, forse proprio perché questo innovativo materiale viene creato dall’ardesia. Lastre di pietra ultra sottili supportate con un non-tessuto a base di cellulosa rendono questo spettacolare materiale estremamente resistente e flessibile. Il prodotto finale conserverà i toni naturali dell’ardesia.

LORICA: non è un materiale, bensì il nome dell’azienda italiana che ha inventato e brevettato questo materiale identico alla pelle di derivazione animale. Si basa sulla lavorazione di microfibre non tessute che si trasformano in un materiale molto simile a quello naturale (poliuretano e microfibra di poliammide). Pelle hi-tech dunque, sul mercato da oltre 20 anni: flessibile resistente all’acqua, anallergico, non sensibilizzante e non irritante.

MUSKIN: una pelle estratta dal cappello del fungo, prodotto da un’azienda italiana, la Grado Zero Espace, completamente atossica ed in grado di assorbire l’umidità per poi rilasciarla,  questo permette ai batteri di non proliferare.

LA CARTAMELA e LA PELLEMELA: Dagli scarti della lavorazione industriale delle mele nascono fazzolettini e rotoli di carta. La Frumat di Bolzano trasforma gli scarti, che in passato venivano smaltiti o utilizzati per alimentare gli impianti a biogas, in rivestimenti per divani e scarpe.

WASHI: si tratta di carta. Una particolarissima e delicatissima carta derivante dal gelso (albero di KOZO). Nasce in Giappone. L’arte cartaria nipponica ha origini remote mentre la trasformazione della stessa in tessuto è molto più recente e sta lasciando di stucco tutti!

FRUIT LEATHER: siamo in Olanda, un gruppo di ricercatori e designer hanno scoperto il modo per trasformare le bucce di albicocche, mele e arance in borse, zaini e portafogli. Ritirano dai mercati frutta e verdura la merce che andrebbe buttata,riducendo così lo scarto di spreco alimentare.

PLASTICHE DEL FUTURO: le nano-fibre ricavate dalla cellulosa della frutta sostituiranno la plastica e saranno di altissima qualità otre che resistenza. In termini di paragone questo materiale, ancora in fase di sviluppo, è paragonabile al kevlar utilizzato per fare i giubbotti antiproiettili. Peccato che il kavler derivi dal petrolio. Ad oggi con queste plastiche vengono prodotte delle borse.

Cambiamo sfera, spostandoci nel mondo dell’industria aerospaziale, automobilistica ed elettronica dove scopriremo che, con occhio lungimirante, sta portando avanti progetti e prodotti che in passato si ritenevano impossibili solo da immaginare.
Particolarmente prediletti, da questo settore, sono i materiali compositi, ovvero l’unione di due o più materiali che esistono in fasi distinte tra loro (perciò con proprietà chimico – fisiche diverse) che vengono poi intimamente connesse, dando vita quindi ad un nuovo materiale.

Materiali leggeri ma resistenti al calore per ridurre le emissioni e i costi del carburante, consentendo ovviamente di raggiungere record in velocità e garantire sicurezza ai passeggeri. Prendiamo, ad esempio, in considerazione un aeroplano commerciale scopriremo che oggi viene realizzato per il 50% da materiali compositi, mentre fino a 30 anni fa solo dal 5%. Questo comporta un abbattimento notevole di inquinamento e di costi.
Lasciamo il cielo e ritorniamo sulla terra, spostandoci nel mondo delle 4 ruote. Le grandi case automobilistiche sviluppano i loro veicoli con materiali compositi.

Dettagli che trasformano un prodotto in un’eccellenza.

L’industria automobilistica sviluppa questi materiali pensando al riciclo: le leghe di alluminio recentemente create devono attenersi alle nuove disposizioni europee che prevedono che tutte le automobili debbano essere costruite in modo da permettere il riciclo dell’85% dei materiali.
Ford, ad esempio, è pioniera nel riciclo di materiali da utilizzare per i proprio veicoli, basti pensare che da oltre 3 anni, sulle proprie vetture, fa sperimentazione per impiegare sostanze biodegradabili al 100% . Frumento e soia per la progettazione degli interni senza trascurare plastiche a base di mais, carote e gusci di cocco. Insomma un giorno piloteremo un’auto 100% bio. (fonte http://articles.sae.org/12297/)
Addentrandoci i questo mondo scopriamo che esiste un’automobile dalla scocca naturale e biodegradabile, la Phoenix i cui materiali sono: bambù, palma, acciaio e nylon. Il veicolo si muove grazie ad un motore elettrico.
Invece il pneumatico BluEarth, della giapponese Yokohama, ha una mescola speciale: olio estratto dalla buccia d’arancia mischiato con la gomma naturale. Garantisce aderenza elevata in frenata e in curva riducendo attrito sull’asfalto. Risultato, meno consumo di carburante, e meno emissioni tossiche delle auto.

Altro materiale innovativo è il grafene, costituito da un singolo strato di atomi di carbonio, materiale dalle straordinarie proprietà elettriche, ottiche e meccaniche è ideale in molteplici settori ed utilizzato principalmente negli smartphone. Pensate che è 200 volte più resistente e forte dell’acciaio e 1 milione di volte più sottile di un capello. Sta riscuotendo successo anche in campo medico e potrebbe essere la chiave per curare le lesioni al midollo spinale. “I neuroni crescono bene sul grafene perché è una superficie conduttiva e stimola la crescita neuronale” riporta James Tour – ricercatore della Rice University che lavora da oltre 10 anni su questo progetto.

Oggigiorno gli acquirenti sono sempre più attenti alla sostenibilità dei prodotti che usano; i concetti di rispetto e di sensibilità legati ai temi ambientali e al mondo animale sono sempre più forti e sentiti. L’Italia ha un ruolo da protagonista in questo campo e sta dimostrando un particolare interesse verso i processi di ricerca, trasformazione e produzione di questi materiali innovativi. Oggi abbiamo parlato del modo auto e dei tessuti ma sono tantissimi gli altri materiali impiegati in altri settori, come ad esempio, nell’edilizia, nella cosmesi, e nella produzione di detersivi e prodotti per la casa.

Educhiamo noi stessi all’amore e al rispetto del nostro pianeta.
Rispettiamo la vita degli animali che condividono con noi questo meraviglioso mondo.
Continuiamo a credere nella ricerca per scoprire che qualcosa di irrealizzabile può diventare possibile: tutto questo migliorerà la qualità di vita del pianeta e dei suoi abitanti.