A RITMO LENTO: MESSAGGI IN BOTTIGLIA

A RITMO LENTO: MESSAGGI IN BOTTIGLIA

A RITMO LENTO: MESSAGGI IN BOTTIGLIA

Il 12 giugno 1886 apparentemente è una data come tante eppure carica di fascino perché è il giorno esatto in cui il più antico messaggio in bottiglia, fino ad oggi pervenutoci, viene affidato al mare per giungere a noi dopo 132 anni.

 

Data del ritrovamento: 21 gennaio 2018.
Luogo del ritrovamento: una spiaggia dell’Australia nelle vicinanze di Wedge Island.
Mittente: il veliero Paula, salpato da Cardiff (Galles) e diretto a Makassar (Indonesia)

Il veliero battente bandiera tedesca stava studiando da circa 69 anni i moti delle correnti marine.
Come?
Gettando dalle navi messaggi in bottiglia per definire i percorsi delle correnti al fine di capire in che luoghi e in che tempi venissero poi ritrovati.
Nel corso dell’esperimento, iniziato nel 1866 e terminato 1933, furono gettate in mare migliaia di bottiglie: ne sono state ritrovate 662, l’ultima risale al 1934.

Vi riportiamo il testo del messaggio:

Questa bottiglia fu gettata fuori bordo
Il 12 giugno 1886
32 ° 49 ‘ Latitudine Sud
105 ° 25’ Longitudine da Greenwich Est
Da: Bark — Nave: Paula — Porto: Elsfleth — Capitano
Nel suo viaggio da: Cardiff a: Macassar
Chi lo trova è invitato a spedire la ricevuta in bottiglia all’Osservatorio Navale tedesco di Amburgo o al consolato più vicino per il ritorno alla stessa agenzia dopo aver riempito le informazioni sul retro
.

Non solo la scienza ma anche filosofi e Imperatori utilizzavano questo singolare modo di comunicazione: il primo messaggio in bottiglia fu spedito nel 310 a.c. dal filosofo greco Teofrasto il quale voleva provare che il mar Mediterraneo fosse formato dall’afflusso delle acque dell’Atlantico, così si affidò alle bottiglie per approfondire il suo studio.
Successivamente fu la flotta militare britannica a comunicare alla Regina Elisabetta, nel XVI secolo, informazioni segrete sulle posizioni nemiche attraverso messaggi “imbottigliati”.
Elisabetta I creò così la figura degli “Uncorker of Ocean Bottles” ufficiali preposti per l’apertura delle bottiglie, questi messaggi erano così importanti e preziosi che chiunque veniva sorpreso ad aprirli rischiava la pena di morte.

Impensabile nell’era della comunicazione 2.0 immaginare di affidare i propri messaggi al mare. Impossibile vivere nell’idea dell’attesa.
Oggi dobbiamo assolutamente avere conferma di tutto: conferma di ricezione, conferma di lettura…l’attesa è andata perduta e l’immediatezza ha preso il suo posto.
Un tempo al mare venivano, si, affidati messaggi di carattere scientifico o di SOS, ma era l’amore il principale argomento che si cullava tra le onde del mare.
L’amore custodito in queste bottiglie percorreva chilometri e chilometri nutrendo attesa e speranza. La speranza di giungere a destinazione.
Le testimonianze di questi messaggi sono tantissime.

Questa che vi riporto è una storia d’amore che è iniziata a ritmo lento e dondolante: nel 1956 un marinaio scrisse una lettera per cercare la sua anima gemella, intitolò la sua missiva “bella e distante” qualche anno più tardi a quella lettera rispose una donna siciliana che gli disse:

“Io non sono bella, ma sembra così miracoloso che questa piccola bottiglia abbia viaggiato così a lungo e così lontanto per raggiungere me, che devo inviare una risposta”.

Il mare fu testimone dell’inizio di una storia d’amore che li portò ad unirsi in matrimonio.

Commovente invece la storia di un soldato brittanico che nel 1914 sigillò una lettera per la moglie in una bottiglia di Ginger Ale.
Il soldato perse la vita durante i combattimenti, precisamente due giorni dopo dalla stesura della lettera.
Solo nel 1999 un pescatore trovò nel Tamigi la bottiglia ma la moglie di Thomas Hughes (soldato morto durante la prima guerra mondiale) era ormai deceduta da anni. Il messaggio venne comunque recapitato alla figlia 86enne che fu felicemente travolta dalle parole del padre.

Fonte: https://image.nanopress.it/

Non solo storie dal passato ma anche attuali: Sean Bercaw è appassionato di messaggi in bottiglia da quando è bambino, forse perchè ha sempre navigato per mare con i genitori a bordo di una barca di 12 metri chiamata Natasha.

Bercaw da bimbo gettò 40 bottiglie dalla barca. Venticinque anni dopo, ha deciso di ritornare alla sua passione di fanciullo: ad oggi ne ha gettate in mare 250 ricevendo una cinquantina di risposte.
A rispondere principalmente sono bambini o anziani.

“Una delle cose che mi affascinano dei messaggi in bottiglia è che mettono più cose assieme”,

dice Bercaw.

“Nella società odierna spesso si deve scegliere tra scienza e uomo, ma i messaggi in bottiglia li contengono entrambi: ci aiutano a capire le correnti oceaniche, ma anche molte cose sull’essere umano”.

Innegabile ammettere che i messaggi in bottiglia e le storie che raccontano contengono fascino e perchè no un po’ di magia.
Il gesto di scrivere un messaggio, chiuderlo in una bottiglia e lanciarlo in mare (non sapendo chi lo ritroverà) ha il sapore di avventura, ma allo stesso tempo di malinconia.
Questo gesto ha il sapore della vita perchè ne si conosce il punto di partenza ma non se ne conosce il destino.
Non si saprà mai quali intemperie quella bottiglia ha dovuto superare per poter portare a termine il suo importante compito.
Ha il sapore della vita perchè viaggia a ritmo lento e noi non siamo più abituati ad ascoltare quel ritmo.
Ormai navighiamo su reti digitali e su onde radio, forse abbiamo cambiato il mezzo a cui affidare i nostri messaggi ma la sostanza rimane la stessa. Postiamo messaggi nel mare di internet invece di lanciarli in quello vero, le bottiglie non sono più di vetro ma sono i nostri profili a contenere i messaggi.

Comunque se siete fortunelli e vi capita di ritrovare un misterioso messaggio in bottiglia contattate pure il Dr. Roberto Regnoli appassioanto di messaggi dal mare. Lo archivierà con cura inserendolo nel suo sito, “Messaggi del mare” , li potrete leggere tutti i messaggi che ha ritrovato dal 2005 ad oggi.